{"id":51,"date":"2010-05-17T19:37:29","date_gmt":"2010-05-17T18:37:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.angelopacifico.it\/blog\/?p=51"},"modified":"2014-08-16T00:46:51","modified_gmt":"2014-08-15T23:46:51","slug":"risarcimento_danni_ingiuria_facebook","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.angelopacifico.it\/blog\/risarcimento_danni_ingiuria_facebook.html","title":{"rendered":"Condanna al risarcimento per ingiuria su Facebook"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: medium;\"><strong><span style=\"color: #009933;\">Tribunale di Monza<br \/>\nSezione\u00a0IV Civile<br \/>\nSentenza del 2 marzo 2010, n. 770<\/span><\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">TRIBUNALE DI MONZA<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">SEZIONE IV CIVILE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Il Tribunale di Monza, Sezione Quarta Civile, in persona del magistrato dott. PIERO CALABRO&#8217; in funzione di Giudice Unico<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">ha pronunziato la seguente<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">SENTENZA<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">nella causa civile iscritta al RG n. 4456\/09, promossa con atto di citazione notificato in data 12.3.2009<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">da<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">F. B., rappresentata e difesa dagli avvocati M. Co. e R. Ma., presso lo studio dei quali in Meda largo Eu. (&#8230;) ha eletto domicilio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">PARTE ATTRICE<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">contro<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">T. P., rappresentato e difeso dagli avvocati S. Pa., G. Vi. e C. De., presso lo studio della quale in Monza via Ma. (&#8230;) ha eletto domicilio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">PARTE CONVENUTA<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Oggetto della causa: risarcimento danni da fatto illecito<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">All&#8217;udienza del 22.12.2009 i procuratori delle parti precisavano le<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">CONCLUSIONI<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">come da n. 3 fogli vistati dal G.U. ed allegati al processo verbale<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>SVOLGIMENTO DEL PROCESSO<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Con atto di citazione notificato in data 12.3.2009 F. B. conveniva in giudizio, innanzi a questo Tribunale, T. P. per sentirlo condannare all&#8217;integrale risarcimento &#8220;del danno morale soggettivo o, comunque, del danno non patrimoniale&#8221; sofferti in conseguenza della subita lesione &#8220;alla reputazione, all&#8217;onore e al decoro&#8221; cagionatale in data 1.10.2008 dal convenuto mediante l&#8217;invio di un messaggio per il tramite del social network &#8220;Facebook&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Deduceva F. B.:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; che, conosciuto T. P. su &#8220;Facebook&#8221;, ebbe ad intraprendere con il medesimo una relazione sentimentale;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; che, anche al termine di tale relazione, continu\u00f2 a comunicare ed interagire con il convenuto e con i numerosi comuni &#8220;amici&#8221; del sito;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; che, portatrice di una patologia (una forma di strabismo definita &#8220;esotropia congenita&#8221;) ben nota a T. P., si vide inviare da quest&#8217;ultimo tramite &#8220;Facebook&#8221; in data 1.10.2008 il seguente messaggio: &#8220;Senti brutta troia strabica che nn sei altro &#8230; T consiglio di smetterla. Nn voglio fare il cattivo sputtanandoti nella tua sfera sociale dove le persone t stimano (facebook, myspaces, ecc.). Purtroppo nn siamo Tommy Vee o Filippo Nardi &#8230; quindi nn appetibili sessualmente per te. T consiglio di caricare le foto ove la frangia nn t nasconde il litigio continuo dei tuoi occhi e nello stesso tempo il numero di un bravo psichiatra che pu\u00f2 prescriverti al pi\u00f9 presto possibile, pastigle rettali da cavallo con funzione antidepressiva (se t piaceva il dito nn mi immagino il farmaco). Con queste affermazioni, vere, chiedo di eclissarti e di smetterla di ossessionarmi come il tuo grande idolo e modello comportamentale &#8230; Mentos! Ah &#8230; Tutti i miei orgasmi erano finti &#8230;=) ihoho&#8221;;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; che tale messaggio, oltre ad infierire sul predetto difetto visivo (per il quale era solita nascondere l&#8217;occhio sinistro con la capigliatura), aveva in modo grave leso la propria reputazione, il proprio onore e il proprio decoro;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8211; che il conseguente pregiudizio morale o, comunque, non patrimoniale era suscettibile di essere liquidato nella misura di Euro 26.000,00 ovvero in quella ritenuta di giustizia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">T. P., costituitosi in giudizio, contestava l&#8217;avversa domanda e ne chiedeva la reiezione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Eccepiva, in particolare, l&#8217;assenza di prova della riconducibilit\u00e0 a s\u00e9, quale autore, del messaggio de quo e la sua riferibilit\u00e0 all&#8217;attrice quale destinataria (non apparendo il suo nome sulla pubblicazione chat prodotta in atti).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Invocava, in via subordinata, l&#8217;esimente di cui all&#8217;art. 599 comma II\u00b0 c.p. e la ulteriore norma di cui all&#8217;art. 1227 c.c., avendo reagito al comportamento persecutorio tenuto da F. B. a seguito dell&#8217;interruzione del rapporto sentimentale, decisa dallo stesso convenuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Compiutamente trattato il processo e precisate le conclusioni, la causa era trattenuta per la decisione dal Tribunale in composizione monocratica ai sensi dell&#8217;art. 50-ter c.p.c.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\"><strong>MOTIVI DELLA DECISIONE<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La presente controversia, di indubbia peculiarit\u00e0, trae le proprie origini dal rapporto instaurato tra le odierne parti per il tramite del sito web denominato &#8220;Facebook&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Trattasi, come \u00e8 ormai notorio, di un c.d. social network ad accesso gratuito fondato nel 2004 da uno studente dell&#8217;Universit\u00e0 di Harvard al quale, a far tempo dal settembre 2006, pu\u00f2 partecipare chiunque abbia compiuto dodici anni di et\u00e0: peraltro, se scopo iniziale di &#8220;Facebook&#8221; era il mantenimento dei contatti tra studenti di universit\u00e0 e scuole superiori di tutto il mondo, in soli pochi anni ha assunto i connotati di una vera e proprie rete sociale destinata a coinvolgere, in modo trasversale, un numero indeterminato di utenti o di navigatori Internet.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Questi ultimi partecipano creando &#8220;profili&#8221; contenenti fotografie e liste di interessi personali, scambiando messaggi (privati o pubblici) e aderendo ad un gruppo di c.d. &#8220;amici&#8221;: quest&#8217;ultimo aspetto \u00e8 rilevante, anche ai fini della presente decisione, in quanto la visione dei dati dettagliati del profilo di ogni singolo utente \u00e8 di solito ristretta agli &#8220;amici&#8221; dallo stesso accettati.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">&#8220;Facebook&#8221;, come detto, include alcuni servizi tra i quali la possibilit\u00e0 per gli utenti di ricevere ed inviare messaggi e di scrivere sulla bacheca di altri utenti e consente di impostare l&#8217;accesso ai vari contenuti del proprio profilo attraverso una serie di &#8220;livelli&#8221; via via pi\u00f9 ristretti e\/o restrittivi (dal livello &#8220;Tutti&#8221; a quello intermedio &#8220;Amici di amici&#8221; ai soli &#8220;Amici&#8221;) per di pi\u00f9 in modo selettivo quanto ai contenuti o alle stesse &#8220;categorie&#8221; di informazioni inserite nel profilo medesimo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Quindi, agendo opportunamente sul livello e sulle impostazioni del proprio profilo, \u00e8 possibile limitare l&#8217;accesso e la diffusione dei propri contenuti, sia dal punto di vista soggettivo che da quello oggettivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">E&#8217; peraltro nota agli utenti di &#8220;Facebook&#8221; l&#8217;eventualit\u00e0 che altri possano in qualche modo individuare e riconoscere le tracce e le informazioni lasciate in un determinato momento sul sito, anche a prescindere dal loro consenso: trattasi dell&#8217;attivit\u00e0 di c.d. &#8220;tagging&#8221; (tradotta in lingua italiana con l&#8217;uso del neologismo &#8220;taggare&#8221;) che consente, ad esempio, di copiare messaggi e foto pubblicati in bacheca e nel profilo altrui oppure email e conversazioni in chat, che di fatto sottrae questo materiale dalla disponibilit\u00e0 dell&#8217;autore e sopravvive alla stessa sua eventuale cancellazione dal social network.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">I gestori del sito (statunitensi, secondo la Polizia Postale), pur reputandosi proprietari dei contenuti pubblicati, declinano ogni responsabilit\u00e0 civile e\/o penale ad essi relativa (come dimostra, eloquentemente, una recentissima e dibattuta controversia giudiziaria riguardante il motore di ricerca &#8220;Google&#8221;).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">In definitiva, coloro che decidono di diventare utenti di &#8220;Facebook&#8221; sono ben consci non solo delle grandi possibilit\u00e0 relazionali offerte dal sito, ma anche delle potenziali esondazioni dei contenuti che vi inseriscono: rischio in una certa misura indubbiamente accettato e consapevolmente vissuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Il caso di specie \u00e8 emblematico in tal senso.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Due giovani si conoscono e socializzano tramite &#8220;Facebook&#8221; e tra loro ha inizio una relazione da entrambi definita sentimentale, con sviluppi non lineari ed irreprensibili, descritti dal convenuto in modo minuzioso, pur se irrilevanti ai fini della presente decisione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">In tale contesto si inserisce l&#8217;invio da parte di T. P. di un messaggio a mezzo &#8220;Facebook&#8221; a F. B., datato 1.10.2008 e del seguente eloquentissimo tenore: &#8220;Senti brutta troia strabica che nn sei altro &#8230; T consiglio di smetterla. Nn voglio fare il cattivo sputtanandoti nella tua sfera sociale dove le persone t stimano (facebook, myspace, ecc.). Purtroppo nn siamo Tommy Vee o Filippo Nardi &#8230; quindi nn appetibili sessualmente per te. T consiglio di caricare le foto ove la frangia nn t nasconde il litigio continuo dei tuoi occhi e nello stesso tempo il numero di un bravo psichiatra che pu\u00f2 prescriverti al pi\u00f9 presto possibile, pastigle rettali da cavallo con funzione antidepressiva (se t piaceva il dito nn mi immagino il farmaco). Con queste affermazioni, vere, chiedo di eclissarti e di smetterla di ossessionarmi come il tuo grande idolo e modello comportamentale &#8230; Mentos! Ah &#8230; Tutti i miei orgasmi erano finti &#8230;=) ihoho&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Trattasi, in tutta evidenza, di un messaggio denotante la conoscenza non solo della imperfezione fisica sofferta da F. B., ma anche e soprattutto di alcune sue presunte preferenze maschili e abitudini sessuali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Per di pi\u00f9, il messaggio presuppone precedenti conversazioni non gradite al mittente (&#8220;T consiglio di smetterla&#8221;) e che trovano riscontro nelle difese del convenuto, laddove ha lamentato il preteso comportamento persecutorio di parte attrice e la propria conseguente giustificata reazione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Difese che, ad onor del vero, si appalesano <em>ictu oculi<\/em> come contraddittorie nel momento in cui alla contestazione della provenienza del messaggio \u00e8 poi soggiunta la non riferibilit\u00e0 a F. B. del suo contenuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Immeritevoli di accoglienza appaiono, comunque, le generiche eccezioni svolte dal convenuto in relazione alla effettiva provenienza del messaggio <em>de quo<\/em>, posto che \u00e8 ampiamente documentata dall&#8217;attrice la partecipazione di T. P. alla discussione in chat messaggistica sul profilo di un comune &#8220;amico Facebook&#8221; (tale G. F.) a commento di una foto che li ritrae assieme, l&#8217;inserimento di F. B. in tale conversazione web e la replica finale suggellata dal messaggio del quale oggi si discute (doc. 2).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Maggiormente dimostrativo della provenienza dal convenuto del messaggio in esame \u00e8 l&#8217;ulteriore scambio di messaggi avvenuto tra le parti in ora tarda (ore 22,37 attrice &#8211; ore 1,03 convenuto: doc.3), dal quale si evince anche la volont\u00e0 di T. P. di rivendicare nuovamente il contenuto di quanto in precedenza scritto (&#8220;Se fosse stato per me il commento l&#8217;avrei lasciato, ma il mio amico l&#8217;ha voluto cancellare &#8230;&#8221;) e di voler sin da allora individuare una possibile scappatoia nella pretesa non riferibilit\u00e0 all&#8217;attrice delle gravi espressioni adottate (&#8220;Non vedo il tuo nome scritto nel commento pubblico della mia foto con i miei amici&#8221;).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Quest&#8217;ultima affermazione del convenuto \u00e8, di contro, dimostrativa del carattere pubblico delle offese arrecate: offese certamente riconducibili in modo immediato e diretto a F. B., non solo per la riferita forzata condivisione con i comuni &#8220;amici Facebook&#8221; delle abitudini di vita dell&#8217;attrice e dei suoi asseriti comportamenti vessatori (v. pag. 4 comparsa di risposta), ma anche pi\u00f9 semplicemente per la evidente circostanza che il messaggio ingiurioso \u00e8 immediatamente successivo a quello inviato dalla stessa F. B. a commento della foto pubblicata dal comune &#8220;amico Facebook&#8221; G. F. (il quale, poi, a detta dello stesso convenuto ebbe a &#8220;cancellare&#8221; il messaggio de quo).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La nota impossibilit\u00e0 di registrazione nel social network a nome di un utente gi\u00e0 registrato (confermata anche in via documentale dall&#8217;attrice: docc. 4-5-6) e l&#8217;assenza di formali denunzie del convenuto concernenti eventuali e non dimostrati &#8220;furti d&#8217;identit\u00e0&#8221; (anzi escludibili, alla luce dell&#8217;utilizzazione del medesimo recapito email, in altre occasioni pubblicato: doc. 7) consentono di affermare la provenienza del messaggio da T. P.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Se a ci\u00f2 si aggiungono le ulteriori considerazioni gi\u00e0 ampiamente svolte in relazione alle note caratteristiche di &#8220;Facebook&#8221;, ai suoi altrettanto notori e conosciuti limiti ed alla consapevole accettazione dei conseguenti rischi di una sua non corretta utilizzazione, non possono sussistere ragionevoli dubbi sulla affermazione di civile responsabilit\u00e0 del convenuto quanto agli effetti ed ai pregiudizi arrecati dal messaggio del giorno 1.10.2008 e dalla reale (e (ancor potenziale) sua diffusione.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Dunque, T. P. dev&#8217;essere condannato al risarcimento dei danni arrecati per tale via a F. B., dovendosi al riguardo escludere le invocate scriminanti o diminuenti di cui all&#8217;art. 599 c. II\u00b0 c.p. ed all&#8217;art. 1227 c.c., certamente apparse incongrue anche in ossequio alla stessa prospettazione dei fatti offerta dalla difesa del convenuto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Relativamente al quantum debeatur, ribadito che parte attrice ha limitato le proprie richieste al risarcimento &#8220;del danno morale soggettivo o, comunque, del danno non patrimoniale&#8221; sofferto quale diretta conseguenza della subita lesione &#8220;alla reputazione, all&#8217;onore e al decoro&#8221; cagionatale dal convenuto mediante l&#8217;invio del messaggio oggetto di causa, appare utile brevemente in diritto premettere come, recentemente, la Suprema Corte abbia riaffermato l&#8217;autonomia del danno morale rispetto alla pi\u00f9 ampia categoria del danno non patrimoniale (Cass. 12.12.2008 n. 29191), in apparente contrasto con le note decisioni adottate dalle Sezioni Unite (Cass. Sez. Un. 11.11.2008 numeri 26972 e 26975), che hanno negato valenza autonoma al danno morale, relegandolo al rango di sottocategoria del danno non patrimoniale.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Peraltro, per quel che qui rileva, le Sezioni Unite avevano affermato &#8220;che, nell&#8217;ambito della categoria generale del danno non patrimoniale, la formula danno morale non individua una autonoma sottocategoria di danno, ma descrive &#8211; tra i vari possibili pregiudizi non patrimoniali &#8211; un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in s\u00e9 considerata: sofferenza la cui intensit\u00e0 e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento&#8221;.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Nel caso di specie, avendo parte attrice invocato la liquidazione &#8220;del danno morale soggettivo o, comunque, del danno non patrimoniale&#8221; per tale via e in modo esclusivo individuato, le anzidette problematiche interpretative ben possono considerarsi irrilevanti, cos\u00ec come la stessa querelle riguardante la eccepita necessit\u00e0 di individuare, ai fini della liquidazione, una fattispecie di reato nell&#8217;ambito delle vicende discusse in giudizio.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Come \u00e8 noto, il danno non patrimoniale trae la propria specifica origine dall&#8217;art. 2059 c.c., alla luce del quale simile pregiudizio deve essere risarcito &#8220;solo nei casi determinati dalla legge&#8221;: tale possibilit\u00e0 risarcitoria sembrava dunque limitata alle sole ipotesi di reato, cos\u00ec come previsto dall&#8217;art. 185 c.p. A seguito dell&#8217;intervento della Corte Costituzionale (sent. 30.6.2003 n. 233) pu\u00f2 ormai dirsi del tutto superata questa interpretazione limitativa, di talch\u00e8 ogni lesione di valori di rilievo costituzionale inerenti la persona comporta il ristoro del danno non patrimoniale sofferto.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Qui va rimarcata la risarcibilit\u00e0, attesi i limiti della domanda attrice, del solo danno morale soggettivo inteso quale &#8220;transeunte turbamento dello stato d&#8217;animo della vittima&#8221; del fatto illecito, vale a dire come complesso delle sofferenze inferte alla danneggiata dall&#8217;evento dannoso, indipendentemente dalla sua rilevanza penalistica.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Rilevanza che, peraltro, ben potrebbe essere ravvisata nel fatto dedotto in giudizio, concretamente sussumibile nell&#8217;ambito della astratta previsione di cui all&#8217;art. 594 c.p. (ingiuria) ovvero in quella pi\u00f9 grave di cui all&#8217;art. 595 c.p. (diffamazione) alla luce del cennato carattere pubblico del contesto che ebbe a ospitare il messaggio de quo, della sua conoscenza da parte di pi\u00f9 persone e della possibile sua incontrollata diffusione a seguito di tagging.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Elemento, quest&#8217;ultimo, idoneo ad ulteriormente qualificare la potenzialit\u00e0 lesiva del fatto illecito, in uno con i documentati problemi di natura fisica ed estetica sofferti da F. B. (doc. 1).<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Alla luce di quanto accertato in fatto, della evidente lesione di diritti e valori costituzionalmente garantiti (la reputazione, l&#8217;onore, il decoro della vittima) e delle conseguenti indubbie sofferenze inferte all&#8217;attrice dalla vicenda della quale si discute, in via di equit\u00e0, pu\u00f2 essere liquidata ai valori attuali, a titolo di danno morale ovvero non patrimoniale, la somma di Euro 15.000,00.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Le spese processuali seguono la soccombenza del convenuto e si liquidano come da dispositivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">La presente sentenza dev&#8217;essere munita, ai sensi di legge, della clausola di provvisoria esecutivit\u00e0 di cui all&#8217;art. 282 c.p.c.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-size: medium;\">P.Q.M.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">Il Tribunale, definitivamente pronunziando sulla domanda proposta con atto di citazione notificato il 12.3.2009 da F. B. nei confronti di T. P., cos\u00ec provvede:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">1) condanna T. P. al pagamento, in favore di F. B., della somma di Euro 15.000,00 oltre agli interessi legali dalla data del fatto al saldo;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">2) lo condanna, altres\u00ec, al pagamento delle spese processuali in favore di parte attrice, liquidate nella misura di Euro 4.400,58 (di cui Euro 186,58 per esborsi, Euro 1.214,00 per diritti ed Euro 3.000,00 per onorari), oltre spese generali, IVA e CPA come per legge;<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">3) dichiara la presente sentenza provvisoriamente esecutiva.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Tribunale di Monza Sezione\u00a0IV Civile Sentenza del 2 marzo 2010, n. 770 \u00a0 TRIBUNALE DI MONZA SEZIONE IV CIVILE Il Tribunale di Monza, Sezione Quarta Civile, in persona del magistrato dott. 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