Simple Minds – Don’t You (Forget About Me)

Simple Minds – Don’t You (Forget About Me)

 

Don’t You (Forget About Me): il video

 

 
 

Don’t You (Forget About Me): il testo

 

Don’t You (Forget About Me)

Won’t you come see about me?
I’ll be alone, dancing, you know it baby

Tell me your troubles and doubts
Giving me everything inside and out and
Love’s strange so real in the dark
Think of the tender things that we were working on

Slow change may pull us apart
When the light gets into your heart, baby

Don’t You Forget About Me
Don’t Don’t Don’t Don’t
Don’t You Forget About Me

Will you stand above me?
Look my way, never love me
Rain keeps falling, rain keeps falling
Down, down, down

Will you recognise me?
Call my name or walk on by
Rain keeps falling, rain keeps falling
Down, down, down, down

Don’t you try to pretend
It’s my feeling we’ll win in the end
I won’t harm you or touch your defenses
Vanity and security

Don’t you forget about me
I’ll be alone, dancing you know it baby
Going to take you apart
I’ll put us back together at heart, baby

Don’t You Forget About Me
Don’t Don’t Don’t Don’t
Don’t You Forget About Me

As you walk on by
Will you call my name?
As you walk on by
Will you call my name?
When you walk away

Or will you walk away?
Will you walk on by?
Come on – call my name
Will you call my name?

 

Don’t You (Forget About Me): la traduzione

 

Non dimenticarti di me

Non vuoi venire a vedere come sto?
Sarò solo e ballerò, lo sai piccola

Parlami dei tuoi problemi e delle tue incertezze
dandomi tutto fino in fondo
L’amore è strano, così reale nel buio
pensa alle tenerezze che ci scambiavamo

Un lento cambiamento potrebbe allontanarci
quando la luce entrerà nel tuo cuore, piccola

Non dimenticarti di me
no no no no
non dimenticarti di me

Mi starai accanto?
Guarda come sono, non innamorarti di me
La pioggia continua a cadere, la pioggia continua a cadere…
giù, giù, giù

Mi riconoscerai?
Chiama il mio nome o passa oltre
La pioggia continua a cadere, la pioggia continua a cadere…
giù, giù, giù, giù

Non provare a fingere
me lo sento, vinceremo noi alla fine
Non voglio farti del male né colpire le tue difese
vanità e sicurezza

Non dimenticarti di me
sarò solo, ballerò, lo sai, vero, piccola?
Vengo e ti porto via
torneremo insieme, piccola

Non dimenticarti di me
no no no no
non dimenticarti di me

Quando passerai di qui
chiamerai il mio nome?
Quando passerai di qui
chiamerai il mio nome?
Mentre vai via

Te ne andrai via?
Passerai da queste parti?
Dai – chiamami
chiamerai il mio nome?

 

Don’t You (Forget About Me): storia e significato

 

Don’t You (Forget About Me) è un singolo del gruppo musicale scozzese Simple Minds, pubblicato il 20 febbraio 1985 come primo estratto dalla colonna sonora del film di John Hughes The Breakfast Club.
Il brano fu scritto appositamente per il film The Breakfast Club dal produttore Keith Forsey e da Steve Schiff (chitarrista e compositore di Nina Hagen) ma alla fine delle riprese Forsey e Schiff non avevano ancora trovato nessuno disposto a registrare la canzone. Forsey voleva proporlo a Bryan Ferry (cantante dei Roxy Music), ma sfortunatamente il padre di Ferry morì poco prima dell’incontro programmato. A quanto pare la registrazione del brano fu proposta tra gli altri anche a Cy Curnin (cantante dei The Fixx) e ad Annie Lennox, ma tutti declinarono. Chrissie Hynde dei Pretenders era interessata alla canzone, ma alla fine dovette rinunciare (la canzone avrebbe richiesto un video, che Chrissie non voleva fare dal momento che era incinta di sua figlia Yasmin Paris Kerr). Tuttavia, anche per il tramite della stessa Chrissie il brano arrivò a suo marito Jim Kerr (il cantante solista dei Simple Minds). Anche i Simple Minds inizialmente rifiutarono (perché non gli piaceva il testo e ritenevano che il gruppo dovesse incidere solo canzoni composte da loro), ma in seguito all’incoraggiamento della casa discografica A&M decisero di accettare la proposta. Il brano, inserito in apertura e in chiusura del film “The Breakfast Club” ebbe un enorme successo negli Stati Uniti e nel resto del mondo. Insomma, è la storia di un brano rimbalzato come un brutto anatroccolo che alla fine scopre di essere un bellissimo cigno: merito di un testo che evidentemente non è poi così male, ma anche merito dei Simple Minds che in tre ore di registrazione in uno studio di Wembley seppero metterci del loro (a volte basta un “hey hey hey hey” iniziale o un “la la la” finale per fare la differenza!).
Il film The Breakfast Club accompagnato dalle note di Don’t You è entrato nell’immaginario giovanile sin dall’anno della sua uscita. Ormai considerato un vero e proprio cult, il film viene spesso citato e parodiato in film (come Pitch Perfect o Dogma) e serie TV come Dawson’s Creek, Victorious o The Vampire Diaries Riverdale, Faking It e Glee, in cui, in tutti e tre è presente addirittura una puntata che ricalca il film (nell’ultimo citato viene solamente riproposta una versione della canzone), e in The Vampire Diaries oltre a questa puntata, dedicata a Breakfast Club, ce n’è in seguito un’altra, in cui il film è citato direttamente sia come titolo che come trama. Tra gli altri, il film è menzionato anche in Community, Easy Girl, The Goldbergs, One Tree Hill, How I Met Your Mother, Scrubs, Futurama, I Griffin, American Dad, Archer, Pitch Perfect, Barely Lethal, I Simpson, Blindspot, Gossip Girl e Unbreakable Kimmy Schmidt.
Nel 2018 il brano torna ad emozionare nella scena finale del film Bumblebee (diretto da Travis Knight) in cui la protagonista Charlie Watson (la splendida Hailee Steinfeld) lascia che l’autobot B127 (da lei ribattezzato Bumblebee ossia “bombo”) si allontani da lei per seguire il suo destino di protettore della terra.
Al di là del significato delle singole parole del testo di Don’t You – più o meno facilmente interpretabile – molto probabilmente il segreto del successo di questo brano è quello di evocare un sentimento comune (anche se spesso nascosto, occultato, soffocato) creando un’atmosfera magica, intrisa di romanticismo e nostalgia: ormai si tende a scrivere il libro della propria vita suddividendolo in sempre più capitoli sempre più separati e a sé stanti tra loro, come compartimenti stagni, come se ad ogni capitolo si ricominciasse tutto da zero, dimenticando per scelta o per destino amori, amicizie e tutto ciò che abbiamo vissuto e condiviso nei capitoli precedenti. Forse si tratta di un comportamento istintivo (quasi di autoconservazione) che ci spinge ad andare sempre avanti, rigenerandoci continuamente nella convinzione che il nostro libro abbia una fine sempre più distante. La filosofia di vita dell’andare avanti senza mai guardarsi indietro, così tante volte professata o suggerita… ma davvero volete far credere di essere capaci di dimenticare il passato, di non avere ricordi e di non conoscere neanche un po’ la nostalgia? Tanto non ci crede nessuno! Ed in fondo forse la strada più giusta sarebbe quella di andare avanti senza provare a perdere del tutto i ricordi o i contatti con il nostro passato, perché sono le radici di ciò che siamo e perché tutti i vecchi “capitoli” della nostra vita sono e restano – volenti o nolenti – una parte di noi.